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Cosenza, nasce la “Scuola del Vento”

Cosenza, nasce la “Scuola del Vento”

Campo rom, sponda sinistra del fiume Crati, pianeta Terra. E' il 5 gennaio, con poche lire nasce una struttura formativa scolastica che sostiene il sogno d'integrazione della comunità nomade insediata nella città bruzia. Sotto, il comunicato diramato dai promotori del progetto, a seguire, una poesia scritta dall'autore che racchiude in versi il significato del vento…

Nella vigilia della Befana, grande festa nel villaggio rom sulla sponda sinistra del fiume Crati per l’inaugurazione della nuova sede della Scuola del Vento.

Oltre un centinaio di persone hanno ballato e brindato all’interno della costruzione in legno realizzata insieme dalla comunità rom e da diverse associazioni cosentine antirazziste che hanno lavorato per tutto il mese di dicembre.

Banchi, sedie e materiali didattici sono stati forniti dall’Istituto Comprensivo “Gioacchino da Fiore” di Celico. Soddisfatto il preside Massimo Ciglio che ha fortemente creduto nell’iniziativa. Erano presenti operatori ed attivisti di Ciroma, Coessenza, Confluenze, Centro Occupato Rialzo, Kasbah, Onda Anomala Cosentina, Yairaiha, MOCI e Officine Babilonia. Prima dei festeggiamenti, i bambini sono stati intrattenuti dal maestro burattinaio Angelo Aiello.

La Scuola del Vento è un’istituzione dal basso per la formazione autonoma e la compatibilità culturale. In essa operano da un anno insegnanti di strada e promotori di cultura che hanno come finalità la gioia, la sperimentazione didattica, la prassi antirazzista e la costruzione di un’Altra scuola. Nel rapporto con le famiglie rom, l’approccio relazionale mira inizialmente a favorire la frequenza dei bambini nelle scuole statali italiane. Tuttavia, a fronte dei numerosissimi casi di dispersione, la Scuola del Vento cerca di garantire ai ragazzi che vivono nella baraccopoli elementi di alfabetizzazione di base.

 

 

 

Poesia

C’è un vento che ti scuote

la mattina presto

se t’alzi modesto

esci inquieto e stanco.

C’è un vento che s’agita

nel sangue nostro

guardando i bimbi rom

immersi nel fango

 

C’è un soffio tenero,

ci accarezza in primavera

un vortice delicato

s’insinua nella sera.

C’è una tramontana gelida

nelle frasi fiere

di un giudice cosentino

scrive parole dure

difende la sua italia

separa le culture

 

C’è un vento idiota

e traffichino

ispira la mente indifferente

del primo cittadino

si fa il segno della croce

si finge buon cristiano

ma non porta né acqua né luce

al fratello gitano

 

C’è il vento dolce e caldo

che ci accompagna qui

scirocco prodigioso, 

da solo ha costruito

senza i soldi dei potenti

questa tiepida baracca

 

C’è un vento allegro

e dispettoso

solleva la scuola

per poco non la spacca

 

C’è il vento dolce e caldo

prendendoci per mano

ci ha trascinato qui

a giocar

con Beniamino, Larissa e Medellin.


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