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Corruzione, una costante della società italiana

Corruzione, una costante della società italiana

"Una patologia grave" – hanno denunciato il procuratore generale ed il presidente della Corte dei Conti, in occasione della cerimonia di apertura dell’anno giudiziario – che, nel 2009, ha fatto registrare un aumento di denunce alla guardia di finanza del 229 per cento, rispetto all’anno precedente.

Si sente, molto spesso, parlare di corruzione in Italia. Qualcuno fa allusione ad una giustizia ad orologeria, ad una giustizia, cioè, particolarmente attiva nei periodi preelettorali, qualche altro minimizza la gravità del problema, si è in presenza solo di qualche episodio di malcostume. Non sembra, purtroppo, così.

Corruzione e malcostume sono ormai una costante della società italiana, le cronache giudiziarie degli ultimi tempi sono state e sono sempre “ricche” di episodi, ora solo presunti, di corruzione, concussione, diffuse illegalità da parte di appartenenti al mondo politico e/o imprenditoriale. Completa il drammatico e preoccupante quadro quanto emerso dai documenti della Corte dei Conti.

La corruzione “è diventata – hanno denunciato il procuratore generale ed il presidente della Corte dei Conti, Mario Ristuccia e Tullio Lazzaro, in occasione della cerimonia di apertura dell’anno giudiziario –  un fenomeno di costume, una patologia grave”, che, nel 2009, ha fatto registrare un aumento di denunce alla guardia di finanza del 229 per cento rispetto all’anno precedente, cui si aggiunge un incremento del 153 per cento per fatti di concussione. “Il Codice penale – ha sottolineato  Lazzaro – non basta più, la denuncia non basta più. Ci vuole un ritorno all’etica da parte di tutti. Che io, purtroppo, non vedo”.

Tutti ormai sbandierano la inderogabile necessità di moralizzazione della vita pubblica, tutti ritengono la pubblica etica  la sola arma per uscire dall’attuale situazione, tutti si strappano vesti e capelli, tutti cercano di far capire che la corruzione è un fenomeno trasversale, che colpisce cittadini appartenenti ai diversi schieramenti, tutti – spesso solo a parole – promettono epocali (aggettivo ricorrente) cambiamenti, epocali palingenesi.

“Musica e  musicanti”, però, non cambiano, sono sempre gli stessi. Si assiste a schermaglie, lotte, sproloqui, buoni propositi, si alternano, però, sempre le stesse facce, gli stessi uomini, si assiste a una corruzione ormai endemica. E’ inutile affermare che non si è in presenza di una nuova tangentopoli, i frequenti e numerosi casi di corruzione, concussione, malaffare dimostrano il contrario.

E’, forse, tempo di rivolgersi ai milioni di cittadini non indagati, che non sono mai stati coinvolti in episodi di malcostume, che non sono mai stati implicati in reati di alcun genere. A costoro   occorre rivolgersi per la formulazione delle liste da presentare nei prossimi giorni. Le sottili e capziose distinzioni tra indagati, condannati in primo, appello, presunti innocenti, innocenti autoproclamati, tra reati buoni e reati cattivi non sono assolutamente utili nella scelta dei candidati, che debbono – dovrebbero –  essere “candidi” in senso etimologico, senza, cioè, alcuna macchia, senza alcuna ombra di colpa o di reato.

Ma è solo un utopico sogno.

 


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