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Ciponte e la sua arte figurativa

Ciponte e la sua arte figurativa

Andea Grosso è un pittore e videomaker calabrese. Le sue opere sono un esempio di virtuosismo tecnico. "In Calabria – afferma deciso – vive gli stessi problemi di un pendolare: aspetti treni che non sai se e quando arriveranno. Le costose mostre che in questi anni si realizzano in Calabria – fa ancora osservare – assomigliano alle grandi opere, come il ponte sullo Stretto o l'alta velocità, che non hanno una reale utilità se non si interviene altrove" (ascolta giù il brano musicale)

Quest’avventura, iniziata con Domenico Cordì, vuole aiutare a comprendere i meccanismi attraverso i quali si dispiega la cultura in Calabria. Questo percorso, infatti, nasce con l’intento di offrire, attraverso una molteplicità di sguardi, l’immagine di un panorama spesso difficile da comprendere, ma la cui comprensione si rende necessaria proprio perché non c’è evoluzione se non c’è consapevolezza.

Ci hanno accusato di vittimismo, perché tendiamo a lamentarci spesso del luogo in cui viviamo, ma non è proprio così. Vogliamo raccontare un disagio, una gioia, ma vogliamo raccontare. La verità è che ci interessa, oggi più di prima, riuscire a descrivere le cose come le vediamo, perché è importante, e perché un luogo si costruisce anche in base a come lo osservi. Noi lo vogliamo guardare in tutti i modi possibili e sentire le voci di tutti quei ragazzi che lavorano per dare un contributo importante alla loro terra, di tutti quelli che, anche se rischiamo sempre di cadere nella retorica più banale, hanno avuto il coraggio di restare e di costruirsi un piccolo mondo.

Fra questi giovani, che fanno arte e guardano all’arte con caparbia e determinazione, c’è Andrea Grosso Ciponte.
Classe 1977, pittore, video maker, vive e lavora in Calabria, ma ha un background davvero ricco. Ha esposto infatti in rassegne d’arte molto importanti e vanta esposizioni personali (Roma, Nabel Art Cafe’ (2000),”La pittura Addosso”; Milano, T-Art, “D’Istante” (2000); Ferrara, Galleria Lacerba, “D’istante” (2000); Verona, Bazaart – Kookai, “La grande vetrina” (2002); Brescia, Galleria StileArte, “L’altra America” (2003); Lugano, ARTantide Lugano, “Mediterranean Generation (2005)
Ma, indipendentemente da ogni curriculum, è proprio la sua produzione a parlarci di lui.

Le sue opere sono un viaggio nel virtuosismo tecnico come non se ne vedeva da tempo, a cui dà valore aggiunto la straordinaria intensità concettuale che le caratterizza  in ogni dettaglio. Sì, perché del suo lavoro, non basta guardarne solo l’insieme, ma occorre percorrerne ogni singolo centimetro  per  comprendere la raffinata fattura e l’essenza concreta di cui si compone.
Un percorso così evoluto e ricercato meritava pertanto di essere sentito appunto attraverso la voce dello stesso Andrea che ci ha raccontato l’arte in Calabria, dal suo punto di vista.

Andrea, offrimi il tuo punto di vista: spiegami cosa significa essere artista in una terra problematica come la nostra e come ti proietti nel futuro. “Un artista in Calabria vive gli stessi problemi di un pendolare: aspettare treni che non sa se e quando arriveranno, con la conseguente perdita delle coincidenze, le vetture vecchie e fatiscenti, la scarsa possibilità di fare nuove conoscenze, la mancanza di informazioni e di un disegno nella gestione… l’affinità più triste con il pendolare è che spesso anche l’artista viaggia (non necessariamente fisicamente) senza spostarsi, andata e ritorno, invece di seguire un percorso di sperimentazione per la comodità di qualche riconoscimento locale prende la strada dell’abitudine. Per quanto mi riguarda, approfitto delle interminabili attese per continuare a studiare, cercando di far spostare il mio lavoro mentre io sono fermo”.

In che modo ritieni sia percepita in un territorio non ancora pronto a recepire l’arte contemporanea? “La provincia non è certo avara di riconoscimenti e ogni premio ne porta altri perché spesso si guardano i curriculum più che le opere. Certo, da pittore figurativo sono, se vogliamo, un privilegiato, ma non vedo la differenza se altrove vengo invitato come artista digitale: si guarda più il supporto che l’opera. Come dicevo, il rischio è quello di accomodarsi, di non osare, anche se di materiale su cui lavorare, volessimo dare anche una valenza politica al proprio lavoro, ce ne sarebbe tantissimo. Una comunicazione artistica deve mantenere una certa distanza dagli eventi e conservare la sua ambiguità per essere efficace, ma penso sia dovere dell’artista scegliere bene i canali di diffusione delle proprie opere perché queste non vengano fraintese. Il problema semmai è come viene percepito l’artista; un giorno all’Inps cercavo di capire se esistesse un fondo pensionistico per i pittori (in Italia non esiste), spiegando che in fondo ero come un artigiano – creo un prodotto e lo vendo – ma mi si rispose: “eh, ma lei … è un artista!”

Un’ultima curiosità, cosa pensi della curatela che si è insediata in questi anni in Calabria, a Cosenza, Catanzaro o in qualsiasi altra realtà di cui tu sei a conoscenza? “Le grandi e costose mostre che in questi anni si inaugurano in Calabria assomigliano alle grandi opere, come il ponte sullo Stretto o l’alta velocità, che non hanno una reale utilità se non si interviene altrove. Preferisco l’autoproduzione, esiste ancora qualche spazio dignitoso e gratuito per esporre e il panorama artistico è ben più variegato di quanto gli speciali regionali delle riviste d’arte possano condensare. Inutile dire che lavorando dal basso si è ostacolati in tutti i modi, principalmente dalla politica, ma non dico niente di nuovo”.


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