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Boxe femminile. botta e risposta tra un tecnico e Boxering

Boxe femminile. botta e risposta tra un tecnico e Boxering

La lettera di Mariano Aloisio, istruttore federale in attività, presso la Boxe Roma San Lorenzo, punta l'attenzione sull'importanza di introdurre norme relative alla privacy e alla dignità delle atlete, durante i match ufficiali. Nella sua risposta, Gualtiero Becchetti, fa le sue considerazioni e traccia un piccolo bilancio sull'attività femmnile

Caro direttore,

non mi soffermo più di tanto sugli elogi che potrei fare in merito alla conduzione della rivista, ma preferisco arrivare al dunque.

Felicissimo di notare il miglioramento qualitativo e quantitativo del pugilato femminile italiano, testimoniato anche dal buon livello tecnico raggiunto negli ultimi campionati assoluti, e soddisfatto del sempre crescente interesse dimostrato anche dalle maggiori testate giornalistiche sportive, non posso astenermi da alcune considerazioni.

Il miglioramento tecnico ed il crescente numero delle atlete agoniste che si cimentano nel nostro amato sport non è stato accompagnato assolutamente da un miglioramento strutturale ed organizzativo di tutto ciò che ruota intorno alla boxe femminile. Mi spiego meglio ponendole, e ponendomi, alcuni interrogativi.

E’ mai possibile che le nostre atlete in molte riunioni siano costrette a spogliarsi in luoghi di fortuna come bagni o corridoi, o peggio ancora, nelle stesse sale dove si combatte davanti a tanti occhi indiscreti?

È giusto che spesso la sala peso sia un luogo esposto alla vista degli avventori, cosa normale per un ragazzo ma non altrettanto per una ragazza?

Inoltre, non sarebbe più opportuna, durante la visita medica, solo la presenza del medico e non degli altri organi federali?

Per finire: esiste un regolamento chiaro in campo sanitario che non lasci all’interpretazione dei singoli medici la decisione di far togliere il reggiseno all’atleta o peggio ancora di tastare il seno per rilevare eventuali problemi medici?
Vorrei ricordare a tutti gli addetti al settore che le nostre ragazze prima di essere atlete sono degli esseri umani con i loro sentimenti e le loro sensibilità, quindi è doveroso rispettarle, in tutto e per tutto, senza scalfire la loro dignità.

Cordiali saluti,

Mariano Aloisio

(tecnico Fpi – Boxe Roma San Lorenzo)

 

 

Risponde Gualtiero Becchetti, ex direttore di Boxering (mensile edito dalla Federazione italiana Boxe)

 

Carissimo, Mariano Aloisio,
per prima cosa, il titolo di “direttore” con cui mi chiama non mi spetta più, perché, come forse saprà, mi sono dimesso da Boxering e dal Consiglio federale, circa 2 mesi fa.
Ciò premesso, non posso che concordare al 1000 per cento, sulle sue osservazioni.

Il pugilato femminile ci ha dato e ci dà tante soddisfazioni (benchè abbia solo 8 anni do vota), ma ho l’impressione che sia tuttora considerato uno sport di secondo livello.

Basti pensare che gli ultimi Campionati italiani hanno tagliato la partecipazione di molte ragazze, per ragioni di bilancio, si sono svolti in una struttura militare poco consona ad accogliere un pubblico più folto, e buona grazia che la Cecchignola si sia resa disponibile, se no si correva il pericolo di non farli neanche disputare, perché nessuna società li aveva richiesti! Mi verrebbe da dire che, se i 10mila euro spesi per l’acquisto di cravatte per omaggiare gli ospiti ai Mondiali di Milano fossero stati impiegati per questa voce, si sarebbe potuto migliorare la partecipazione e il livello del torneo…
Certo, una ragazza non è un maschietto, e quindi a mio parere, sarebbe necessario predisporre uno spazio a parte per le atlete, soprattutto riguardo agli spogliatoi.

Per le operazioni di peso, ho visto che all’estero anche le professioniste lo fanno, tra gli uomini, indossando praticamente la divisa da combattimento.

Sulle visite mediche, per motivi di privacy e di buon gusto, dovrebbero avvenire alla sola presenza della ragazza e del medico, secondo regole ben precise, anche se mi sono giunte voci che (spero non sia così!) consiglierebbero anche la presenza di una persona autorizzata dalla pugile (ad esempio, il tecnico o un dirigente della società), dal momento che mi è stato detto di qualche visita “troppo accurata”.
Le ragazze sono una grande risorsa, oggi come pugili e domani come mamme, fidanzate, mogli… insomma, sempre amiche della boxe e degli eventuali congiunti che la vorranno fare. Trattarle male é un vero delitto, per di più stupido. Saluti cordiali.
Gualtiero Becchetti


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