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Bassotti e Zulu, un sodalizio partigiano!

Bassotti e Zulu, un sodalizio partigiano!

Presentato a Roma, presso il Sally Brown, pub cult del giro red skin, Il doppio cd dal vivo “Check point Kreuzberg live at the 5036 – Berlin”, che uscirà nei prossimi giorni. Traccia dopo traccia riproduce l'unione criminal musicale avvenuta la notte del 5 dicembre del 2009. Il locale è pieno e i rude boy e le rude girl si riversano su via dei Sabelli, con i boccali di birra in mano e una certa allegria nella voce

Girava voce che la Banda Bassotti cantasse nei concerti “Curre, curre, guaglio”  e O Zulu, “Figli della stessa rabbia”. Il doppio cd dal vivo “Check point Kreuzberg live at the 5036 – Berlin”, che esce in questi giorni, ne è la prova. Traccia dopo traccia riproduce il sodalizio criminal musicale avvenuto la notte del 5 dicembre del 2009. I fiati capitanati da Sandokan danno la carica e la festa incendiaria avanza ininterrotta ripercorrendo la storia musicale della Banda Bassotti. “Con lo zulu abbiamo fatto una prova a Roma e poi ci siamo incontrati a Berlino”, racconta Picchio, “abbiamo fatto delle date insieme lo scorso anno, ci siamo conosciuti e voluti bene. O zulu sta per strada, la 99 sta per strada e abbiamo deciso di fare qualcosa insieme”. E per strada viene presentato il doppio cd.

Siamo al Sally Brown, a San Lorenzo, pub cult del giro red skin. Il  locale è pieno e i rude boy e le rude girl si riversano su via dei Sabelli, con i boccali di birra in mano e una certa allegria nella voce. Il posto ha un estetica ineguagliabile e anche irresistibile, è curato nei minimi dettagli, dai lampioncini fuori con la scritta “From ska to rock steady”, al soffitto a scacchi bianchi e neri, le pareti ricoperte da sciarpe di ultras di tutta Europa che vengono qui a lasciare la firma come in un tempio laico. FC St Pauli Hamburg “You’ll never walk alone”, Livorno “Non un passo indietro”, Wast Ham United, Aek original, Arsenal, “curva sud della Roma”,  poster  di Roberto Pruzzo  che corre coi suoi baffoni comunisti verso la sud, manifesti storici dei Clash, Mano Negra, gagliardetti dell’Irlanda, bandiere della Palestina, riunioni di box, Jimmy Cliff, Francisco “Pancho” Villa, Derrick Morgan.

David della Banda arriva guardingo portando con sé il bottino, una valigia con le prime cento copie del cd. Finiscono in pochi minuti. Dietro al bancone Mariano spara le 39 tracce sullo stereo. Parte la classica cover di Bob Marley “Redemption song”, che apre tutti i concerti e in cui Sigaro se la cava alla grande da solo, poi entra la voce di Picchio e il sound di tutta la band,  “E’ solo un sogno”, “Figli di”, “Cuore malato”, “Avanzo di cantiere” e via tutti gli altri. “Quest’anno abbiamo pensato che era meglio ricordarci della roba vecchia”, dicono, “ci siamo buttati sui paletti storici. Il movimento musicale skin ha uno spirito che non evapora mai, neanche se lasci la bottiglia aperta per trenta anni.”

Chi ha visto la Banda Bassotti dal vivo sa che vanno sul sicuro. I concerti sono il luogo perfetto dove esprimere la loro potenza. Con il pubblico si crea una comunità che canta tutti i pezzi, i lampi di poesia metropolitana e l’orgoglio della classe operaia del ‘900, le lotte degli oppressi del terzo mondo e i cavalli dell’Armata Rossa che sembrano lì lì per arrivare da un momento all’altro. “Ma è un periodaccio, stiamo più nei cantieri, che sui palchi. Giriamo da fermi, giriamo poco, è un momento di difficoltà per tutti, anche nei Paesi baschi, da quando abbiamo avuto problemi con la legge spagnola. Abbiamo rifatto una canzone di una cantautore basco “Yup la la”, che racconta dell’attentato a Carrero Blanco. Sta sul disco “Asi is mi vida”. Nei concerti, in Spagna, quando sentono questa canzone tirano in aria qualsiasi cosa. Finchè siamo andati a suonare a Ferrol, la città natia di Franco. Il quotidiano “El mundo” ci ha fatto una campagna contro e ci ha fatto perdere molti concerti. L’associazione “vittime della guardia civil e del terrorismo” vanno nei posti dove suoniamo e ci creano problemi”. Anche i fascisti hanno aggredito un concerto della Banda, a Villa Ada, e davanti al Sally Brown c’è stato un attacco, respinto, che ha avuto strascichi giudiziari. Gli chiedo come vanno le cose su quel fronte.  “Se ci rompono i coglioni vuol dire che qualcosa di buono lo abbiamo fatto. E ne siamo orgogliosi. Ovunque andiamo a suonare ci sono sempre i partigiani sul palco. La banda è legata a se stessa, alla sua storia, ai padri, ai nonni ai figli e ai nipoti. Il futuro bisogna mantenerlo con le vittorie del passato”.

“Militant A” (Assalti frontali)


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