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La risposta pacifica degli studenti

ROMA. Il corteo sceso per le strade otto giorni dopo quello che ha infiammato le vie della capitale è stato imponente almeno quanto il precedente. Questa volta, però, non si è verificato alcun episodio di violenza tra i manifestanti, in piazza contro la riforma Gelmini (poi approvata), e le forze dell'ordine, attentissime alla predisposizione di misure di sicurezza elevatissime

Certo non sarà ricordata come la giornata del 14 dicembre scorso (culminata con gli scontri in via del Corso) ma la manifestazione del 22 tiene altrettanto alta la testa per numero di partecipanti, vastità, tenacia messi in mostra da studenti e ricercatori aggrappati con le unghie al loro futuro e alla causa che accomuna le due proteste al Ddl Gemini.

Già dalle prime ore della mattina si vedeva che l’afflusso di manifestanti era davvero imponente. Lentamente il gruppetto di ragazzi riuniti all’ingresso della Sapienza si è gonfiato fino a riempire l’intero piazzale Aldo Moro.
Alle dieci il corteo si è mosso in tutta la sua gigantesca e sinuosa  coda iniziando una pacifica e rumorosa marcia all’inno urlato di cento, mila voci: “Noi la crisi non la paghiamo!”.

Era un fiume in piena fatto di studenti, ricercatori, lavoratori e curiosi che ha letteralmente invaso le strade della Capitale. Roma Sud è stata congestionata per tutta la mattinata perché il corteo ha occupato nell'ordine: quartiere San Lorenzo, piazza Porta Maggiore, via Prenestina e poi la tangenziale che collega queste tre zone fino a via Tiburtina, in tilt. Gli studenti hanno poi proseguito per l’imbocco del Grande raccordo anulare in direzione dell’Autostrada bloccando la strada in entrambe le direzioni.

La marcia è stata precisa nel suo obiettivo: “Voi, soli nella zona rossa, noi, liberi per la città”. Così, recitava lo striscione in cima al corteo e rivolto a politici e senatori blindati nei palazzi del centro città considerato zona off-limits.
Non si sono registrati momenti di tensione se non quando il corteo si è fermato davanti ai due depositi Amac, sulla Prenestina, intonando a gran voce cori contro Alemanno e la sua Giunta per le assunzioni sospette in alcune aziende romane (tra cui, appunto, l’Amac).
In tantissimi affacciati alle finestre applaudivano i manifestanti insieme a numerosi automobilisti, bloccati nel traffico, hanno sostenuto l’iniziativa con applausi che si mischiavano ogni volta con il tumulto degli studenti.
Ad un certo punto, fuori dalla galleria, su via Tiburtina, che dà sull’autostrada, mi sono posto una domanda. Prima però ho fatto in tempo a girarmi verso la coda di questo serpentone umano e ho perso fiato quando ho realizzato che l’intera galleria era strapiena di gente che manifestava, urlava, rideva e camminava in tutto il suo colore (non dimentichiamoci che so pur sempre ragazzi!).
Davvero sembrava un fiume in piena che scorreva tra le macchine incolonnate e la corsia vicina completamente libera. Mi sono chiesto: Ma quanti siamo oggi? Possibile che sti giovani sono tutti pazzi sol perchè pensano che il Ddl Gemini sia una bufala? Possibile?

Di li a poco il presidente della Repubblica avrebbe incontrato una delegazione di studenti per confrontarsi sull’argomento. Bè, lì ho tirato un sospiro di sollievo: almeno una persona c’è che non crede siano tutti pazzi.
Ad ogni modo, il corteo è finito alle 16,00 nello stesso punto da dove era partito dopo circa 15 km di marcia che ha paralizzato una citta. Gli studenti si sarebbero poi riuniti nella facoltà di Scienze Politiche per discutere della giornata di oggi e del Ddl Gemini, in votazione al Senato in queste ore.

Inoltre, hanno tutti reso omaggio al giovane muratore morto la stessa mattina su un ponteggio proprio nella facoltà di Scienze Politiche. Come se non bastasse, c’è da aggiungere quest’ennesima morte sul lavoro (forse il destino ha deciso di dare un luogo comune e simbolico ai due eventi apparentemente distanti ma in realtà molto, molto vicini tra loro per diversi motivi).

Mentre il Ddl Gemini era al vaglio del Senato il presidente della Repubblica Napolitano riceveva al Colle una delegazione di dodici persone che rappresentavano i movimenti studenteschi più un ricercatore della “Rete 29 aprile”, tra quelli che hanno occupato per diverso tempo il tetto della facoltà di Architettura della Sapienza, a Fontanella borghese.

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