Sonar 2010. I fantasmi con divisa ufficiale da spettro!
BARCELLONA. La diciassettesima edizione, lunga e policroma maratona musicale, si è conclusa domenica scorsa nella città catalana. Tre pomeriggi, tra il Centro di Cultura Contemporanea e il Macba, hanno proposto tra le tante chicche, il concerto dei The Chemical Brothers e “ospiti” del calibro dei Roxy Music, degli Air, dei LCD Soundsystem. Ecco il video!
Il Sònar è tornato puntuale anche quest’anno. La diciassettesima edizione, lunga e policroma maratona musicale, che si è conclusa domenica scorsa, a Barcellona, ha provato ad offrire la migliore delle line up per orientarsi nei tempi e negli stili che hanno disegnato l’immaginario della scena musicale “elettronica” degli ultimi 20 anni.
Tema e logo di questa edizione, i fantasmi con divisa ufficiale da spettro con tanto di lenzuolo bianco. Forse per esorcizzare la Crisi, che per gli eventi legati al desiderio resta di difficile lettura, il Sònar ha raddoppiato con un festival svoltosi contemporaneamente in Galizia, a La Coruña, nel Nord della penisola iberica. Un traguardo importante anche questo con i maggior artisti: Laurent Garnier, Hot Chip, Alva Noto.
Consueta la formula del Festival: tre pomeriggi tra il Centro di Cultura Contemporanea e il Museo di Arte Contemporanea di Barcellona (MACBA) e due notti negli immensi spazi della Gran Fira. Tra le chicche ascoltate, il concerto dei The Chemical Brothers e “ospiti” del calibro dei Roxy Music, degli Air, dei LCD Soundsystem.
Una edizione quest’anno prevalentemente orientata verso la scena inglese: più di trenta sono britannici e direttamente prescelti da Mary Ann Hobbs, madrina del dub step, seguiti da alcune realtà locali come quella di Birgmingham, “capitale” della musica techno.
Poi i nomi abituati a passare di evento in evento: Matthew Herbert's One Club, Aeroplane, Cluster, Dizee rascal. Anticipata quest'anno, come pre Fesival, il 12 e 13 giugno, la sezione dedicata ai bambini, il Sonar Kids, dedicato probabilmente ai figli – non metaforici - della generazione che inaugurò il festival nel 1993.
Il Sonar 2010 è stato raccontato in un lungometraggio dal titolo, “Finisterre“, che tratterà di un viaggio di due fantasmi che nell’edizione anteriore del Festival hanno deciso di fare il Camino de Santiago per arrivare alla fine del mondo e cominciare e una nuova tappa terrestre ed effimera.
I concerti del venerdì notte hanno visto sfilare Air, Lcd Soundsystem, Flying Lotus, Joy Orbison, Sugarhill Gang. E ancora Plastikman, con le sue rare apparizioni, dove Richie Hawtin - approntando un live monumentale - ha resuscitato il suo alias più carismatico. Sabato, i Roxy Music, capitanati da Bryan Ferry, una delle grandi icone del pop, tornati in Spagna dopo 30 anni di assenza. Consueto gran finale nella notte con i Chemical Brothers. Il gruppo inglese di Tom Rowlands ed Ed Simons che, dopo quasi due anni di pausa, è sbarcato al Sònar per presentare uno spettacolo completamente nuovo. Anche lo spazio Sònar Cinema ha seguito la stessa linea, concentrandosi su tematiche come l’influenza della musica elettronica tedesca in Inghilterra, con la proiezione di un documentario inedito dal titolo “Synth Britannia“.
Il Sònar di quest’anno, con territori musicali prevalentemente europei, ha rappresentato forse anche lo “stato dell’arte”, tra mercato e (sub) culture, in alcuni suoi complessi fattori: il moltiplicarsi dei festival, la pervasività dei canali video-musicali, l’ipersfruttamento delle culture “dal basso”. Tutti questi punti sono ovviamente connessi ed esponenzialmente moltiplicabili in precisi segmenti di mercato e “voci sociologiche”.
Ma la particolarità è il legame inscindibile tra il contesto di una città densa di storia, sia pur in una vorticosa modernizzazione e l’attraversamento moltitudinario cosmopolita.
Ogni anno ci si domanda sempre quale sia lo “spirito del tempo” che porta circa 80 mila persone a vivere il Sònar. Questa rimane comunque una esperienza totale: oltre la musica, c'è una fitta programmazione di esposizioni multimediali con video, design e installazioni interattive. Ma la sua unicità sta principalmente nella sua cornice: la città che negli anni -pur con qualche segno di stanchezza - comprende il passato, il presente e il futuro di molti universi estetici di riferimento portato di una miscellanea di fermenti culturali soprattutto “giovanili”. Per molti ancora un “punto di fuga” nella “old europe” di una autocostituita “generazione digitale”.
Tutto questo va ancora ascoltato…
Articolo pubblicato, martedì 22 giugno, su L’Unità




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