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A volte vanno via in silenzio... e ti lasciano senza parole!

image Uno striscione dedicato ad Aldo Cantafio esposto in Curva, domenica 30 giugno, nella gara di ritorno play-off contro il Barletta; a destra, alcuni scatti significativi

CATANZARO. Quella mattina c’era il sole e lui aveva la solita capigliatura tirata all’indietro, “bagnata”, tipica anni Ottanta. Stessa fisionomia, stessa sagoma, sguardo intenso, tutto un programma. Si presentò così. Squilla il citofono, mi alzo a piedi nudi dal letto, acchiappo la cornetta e rispondo. Chi è? Sono Aldo Maria Cantafio!

Nove del mattino, inaspettatamente squilla il citofono. Mi alzo a piedi nudi dal letto, acchiappo la cornetta e rispondo. Chi è? Sono Aldo Maria Cantafio. Ahahahahahah…!!! scoppio in una fragorosa risata. Non ci volevo credere! Era una vita che non sentivo quella voce inconfondibile, almeno 3 anni. Non sapevo neppure come avesse fatto a trovare subito l’indirizzo di quella casa ma ero felice una pasqua. Sali, aldù, Sali. Venti secondi e me lo ritrovo dietro la porta di casa.

Che sorpresa, aldù, come stai? Quella mattina c’era il sole e lui aveva la solita capigliatura tirata all’indietro, “bagnata”, tipica anni Ottanta. Stessa fisionomia, stessa sagoma, sguardo intenso, tutto un programma. “Bene, totò, bene e tu? Io niente male, ero ancora a letto, ma non fa niente, mi alzo. “Ti ho portato due paste, vedi un po’ se ti piacciono, sono al cioccolato”. Allora no! così vado a cacare – ribatto, sghignazzando - e comunque sei sempre il solito signorone!!! Non era tempo di vacche grasse quello, e neppure di grandi risate, quindi la presenza di Aldo era come un toccasana. Allora, amico mio, che mi racconti? Mah, tutto vecchio, ora sono a Crotone e sono ritornato a lavorare al Consorzio di bonifica, sto abbastanza bene. Passano pochi secondi e irrompe all’improvviso quel vecchio boato: “a tremilaaaaaaaaa!!!”.

Ridiamo come pazzi scambiandoci manate affettuose e facendo ping pong di ricordi, a dir poco trash! “E il monco - mi chiese più volte – dov’è? Come sta? Beccaccia, Luciano, Ermanno. E Taliano? – mimando il suo tono di voce - . E e gli altri dei tipsy cchi fina ficiaru? E Matteo?” Indimenticabili le scene del suo matrimonio… Era troppo simpatica la sua naturalezza nel dire le cose, senza considerare affatto che era stato lui a sparire dalla circolazione per un bel pezzo. Ma era bello per questo, perché faceva sentire gli altri in imbarazzo anche quando era lui in una posizione di netta difficoltà. Sembrava non fosse passato neppure un giorno da quando mi salutò per andare in comunità.

Voleva combattere a tutti i costi la sua “dipendenza” ed aveva capito che una soluzione poteva essere rappresentata proprio da quell’insopportabile terapia intensiva a cui non tutti intendono sottoporsi. Ma lui con umiltà lo fece e dopo tre anni, rieccolo lì, nuovamente tra noi, sulla strada, con la stessa verve di sempre, tra birre ed aneddoti, con l’immutata ironia tagliente e sincera che lo ha reso fantastico ed originale. Vabbò, aldù, fai un caffè alla tua maniera, intanto mi dò una sciacquata e indosso qualcosa. “Come no, compà, ma c’è tutto?” Si, si, almeno il caffè c’è. Movimenti ordinati e minuziosi, inizia a montare la macchinetta a vite. Lui era così, preciso e pignolo, molto riflessivo, attento ai suoi gesti e a quelli degli altri. Di tanto in tanto, riesumava nomi di calciatori sbiaditi dal tempo e faceva a gara con Mariano e Raffaele, anche loro fanatici di queste cose, sulla memoria del calcio perduto.

A me piaceva molto come tipo, a volte era inquietante, è vero, ma era senza dubbio un personaggio interessante, non ti scocciava mai, uno di quelli che il tempo non scalfisce neppure un po’. Un ultras vecchia maniera, assolutamente fuori dalle righe, non inquadrato, libero, un amico a cui piaceva discutere ore ed ore della vita, che si poneva molti perché, che non si tirava indietro, e poi era sveglio, brillante nei ragionamenti e quando doveva dire una cosa, anche un pò spiacevole, lo faceva con un senso di lealtà invidiabile. Sregolato, un po’ come tutti noi. Uno di quelle persone che non incontri più facilmente. Profondamente anticonformista. Dedito alla lettura e amante della narrativa. Sensibile alla vita e non indifferente a ciò che ci circonda. Forse questo fu l’unico suo “difetto” che lo portò alle tenebre prima del previsto: la non indifferenza verso una società non sempre bella che ha il potere si indebolire le coscienze più delicate fino al totale deperimento e ad una fine maledettamente drammatica.

5 minuti dopo, il caffè è pronto. La tazzina è già sul tavolo. Ottimo Aldù, non ti smentisci mai, un vero maestro! Altre risate grasse e fragorose! Era una coglionetta continua, tra tutti di noi. “Ok – esordisce ad un certo punto, dal nulla – allora a Castellammare andiamo insieme? Io, tu e Francesco?” Forse c’è pure Gioman – aggiungo - . “Poi basta, vero? Quattro è il numero perfetto”. Embè, certamente – confermo - .

Siamo stati sempre un po’ fissati sulla selezione, forse troppo, ma questo principio ci faceva vivere le cose in maniera più audace coltivando quello spirito d’avventura che non guasta mai. Era una vita che non si andava in trasferta insieme, sembrava fossero tornati i tempi di Nardò, fine anni Novanta, del travaso del vino dalla damigiana alle bottiglie, i periodi in cui si partiva solo poche macchine all’avventura. Anni bui del calcio che tuttavia videro fiorire un gruppo di amici molto allegro e compatto che si fece rispettare dovunque.

Ma ad Aldo lo conobbi molto prima, ai tempi del Classico, fine anni Ottanta, inizi anni Novanta, stagione Brigata. All’epoca stava con una ragazza molto carina che successivamente diventò mia compagna di classe. Anche allora era inconfondibile. Fisico asciutto e snello. Giocava in porta ma ogni tanto si staccava come un pazzo per fare le sue sortite in mezzo al campo. Molto più in là fu ribattezzato l’angelo bianco, una sera in cui, al mitico campetto dell’Aldisio, andava su e giù da una porta all’altra facendo planare al vento come un airone la sua camicia sbottonata di cotone bianco e segnando gol improbabili, seguiti da esultanze alla Mammì. Ovviamente, quando c’era lui le risate erano assicurate.

Qualche tempo dopo ci ritrovammo, sempre a casa mia, pronti per la trasferta più importante del campionato: lo scontro al vertice con la Juve Stabia che finì con una immeritata sconfitta. Fu una serata particolare, dal sapore antico, che riportava in vita l’atmosfera del passato. Lo spirito fanciullesco in fondo non era mutato ma l’età si faceva sentire. La mattina, prima di partire, Aldo preparò un altro buon caffè che addirittura mi portò a letto per smorzare i miei bruschi risvegli.

Fu l’ultimo che ebbi il piacere di gustare da lui, così come la delicatezza che dipingeva il suo stile. Ma di quella domenica bestiale ricordo le sue invettive contro di me nel settore ospiti: “devi cantaaaaare!” L’avrà ripetuto tante di quelle volte che mi costrinse ad ingaggiare una energica ma necessaria colluttazione per liberarmi da quel tormentone! Durante la partita lo persi di vista, poi, verso la fine, lo rintracciai nuovamente appollaiato sulle scalette dell’ingresso, immobile, impassibile, sembrava una statua di gesso mentre trascorrevano gli ultimi minuti di una gara dall’esito quasi scritto ma non certo per la qualità del gioco.

Lo chiamai: Aldù, ma dove cazzo eri finito? “Ma tu dov’eri finito?” – ribattè subito, rilanciandomi al volo la palla - . Ovviamente rido, e lui fa qualche passo e si appoggia alla balaustra adiacente al terreno gioco. Qualche minuto dopo arriva il triplice fischio. All’uscita, bombarda Paolino, avvelenato dalla solita sconfitta campana e gli urla a ripetizione: “metti tensioooneee”. Glielo avrà ripetuto decine di volte. Che personaggio! Molti anni prima, capitava spesso di rivederlo, in Curva, dopo intere settimane di assenza, a cantare nel gruppo. Spuntava e andava via di nuovo. E fu per questo suo modo di intendere la vita che venne fuori quella simpatica canzoncina: “Aldo C., l’han visto la domenica cantare con gli Uc…”.

Ricorderò Aldo per quel super santos arancione provenienza “Mexico” che suonava la carica estiva, per quei ventuno giorni d’agosto trascorsi in tenda al Blanca, per il covo di Copanello, per le interminabili trasferte, per le lunghe conversazioni consumate nel verde della vecchia scuola agraria, per le bevute, per la scalmanata romana a casa di paschè. Per la sua immensa disponibilità. Ciao Aldù, penso a te e mi spunta il sorriso sulla labbra!

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massimo in 02/05/2011 14:43:25
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grande Aldo!!!!!!
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cesare in 13/07/2010 16:15:06
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Grande penna come sempre Toto'.hai ricostruito il ritorno di Aldo in citta' nei minimi particolari,pensare all'ultima trasferta fatta insieme(anche se in auto diverse) mi riempie di gioia!Come dimenticare quel sabato notte a s.leonardo dove spronavo Aldo a raccontare anedotti che ci riportavano a tante giornate trascorse a Copanello,per la costa,sulle gradinate della ovest e in trasferta!!concordo con Fabrizio il destino amaro l'ha portato a salutare gli amici a cui teneva di piu' prima di lasciarci!!!ALDO IL TUO RICORDO INDELEBILE NEI LUOGHI CHE AMAVI DI PIU'...LA OVEST E L'ANGOLO PIU' BELLO!!!A TREMILAAA
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solly in 02/07/2010 17:45:32
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Il modo migliore per ricordarlo....bravo Totò!
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carlotta maria in 11/06/2010 11:52:52
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ti adoro
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Vittorio Bova in 07/06/2010 18:57:16
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Io ho conosciuto tardi Aldo, circa 7-8 anni fa. Da subito ho apprezzato il suo quel suo essere un geniale pazzoide.
Era da tempo che lo stimolavo a tornare allo stadio, ogni lunedì sulla chat di facebook gli facevo il resoconto della partita ma a lui più che della partita interessavano i pettegolezzi di curva. Puntualmente le nostre conversazioni finivano con la sua frase "io ho la mentalità ultras".
Durante le vacanze e i giorni passati assieme mi ha raccontato centinaia di aneddoti riguardanti lo stadio e le trasferte, lo guardavo mentre fumava le sue sigarette fino al filtro.
Mi ha fatto un immenso piacere vederlo scendere dalla macchina in un autogrill mentre andavamo a Stabia. Lì abbiamo fatto il nostro ultimo brindisi, mi ha sfottuto un pò, come era solito fare ed è ripartito ridendo.
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Adelaide Cantafio in 07/06/2010 07:21:26
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""[... ]Sensibile alla vita e non indifferente a ciò che ci circonda. Forse questo fu "l’unico suo “difetto” che lo portò alle tenebre prima del previsto: la non indifferenza verso una società non sempre bella che ha il potere si indebolire le coscienze più delicate fino al totale deperimento e ad una fine maledettamente drammatica[... ]"
Lo hai scolpito con minuzia di particolari e col bulino della tua calda e pura Amicizie. Ritrovo Alduccio in ogni espressione tua.
A te e a tutti coloro che l'hanno amato così, come tu dimostri, dedico queste mie parole:

- La morte della rosa...
(al mio/nostro Alduccio)-

reliquia di sacrario,
vibra da valve schiuse di conchiglia,
assorbe nel respiro
il soffio passeggero delle ore
e spiuma segreti
truccando bello il volto delle cose

emanazione pura,
di un empito che viene dalla pena
e fa dell'incredibile il suo suono,
alita
ora
un canto casto
che anela solo un'ombra che consoli

necessità
il suo piegare triste nel finire
dopo l'offerta
di ogni fragranza breve di colore?

Un abbraccio forte forte
A.C.
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Fabrizio Riccio in 06/06/2010 23:43:50
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Bellissimo racconto Totò.....fiero di aver conosciuto e vissuto la splendida persona quale era Aldo...io non lo vedevo da circa sei anni e rivederlo quest'anno era per me una gioia infinita, ricordare le storie di Copanello, di quel legame indelebile che lui aveva per quel posto e per i Copanelliani...la voglia che aveva di rivederci tutti insieme quest'anno...forse chissà lo sentiva era venuto per salutarci tutti....ho imparato a conoscerlo dentro....come lui ha fatto con me....e comunque finchè io vivrò con il suo ricordo....per me non sarà mai andato via....Ciao Aldù
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paolino aloisio in 03/06/2010 18:22:28
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una grande domenica quella di castellamare, nonostante la sconfitta scontata in terra campana, accesa dal sorriso e dall'ironia di cifer.mentre scrivo rido, perchè nonostante gli eventi aldo mi fa ancora ridere di gioia.Ciao aldù
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roberto in 03/06/2010 14:45:52
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Un articolo bellissimo che descrive in maniera impeccabile un uomo, una generazione, uno stile di vita.
Per me che negli anni '90 avevo preso a seguire le Aquile anche in trasferta, quell'uomo, quella generazione e quello stile di vita sono stati da esempio di coerenza e lealta'.
Simpaticamente mi viene in mente una partita a Torre del Greco, durante la quale Aldo fece un volo pazzesco nel tentativo di mettere in vista uno striscione...erano quei giorni in cui sentivi di essere fieramente catanzarese, a prescindere da tutto.
Ciao Aldo!
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nini' cavallari in 03/06/2010 14:27:26
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Tu Toto',mio cugino Giovanni,Mariano,Matteo,Ivan,Raffaele,Giovannino Lamanna,e ora il tuo accorato articolo leggendolo piu' volte mi aiuta a ricordare anche Aldo , bene sembravate come immortali di domenica in domenica e trascinatori, per noi piu' piccoli che vi seguivamo a volte semplicemente da lontano , di entusiasmi orgogliosi di appartenenza sportiva e cittadina.Diventa allora davvero irripetibile quella unione se vengono ora a mancare i loro attori .NINI'.
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